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venerdì 8 maggio 2015

Happiness Therapy

Ogni mio passo è un battito del cuore che si perde nella mia mente in uno stato di perenne agitazione ed esaltazione violenta.
Ogni mio passo marca sempre di più il confine tra quello che ero e quello che sono adesso.
Ogni mio passo non può che portarmi avanti ricordandomi che non si può più tornare indietro adesso, che farmi trovare dalla Shouye vorrebbe dire morire. Eppure non mi importa.
Non so cosa ne sarà di me, di questo futuro talmente incerto che sembrerebbe quasi essere inesistente. Sono andata via lasciando dietro di me il sogno di tante ragazze della mia età, lasciando dietro di me sete, profumi, rossetti rossi fatti di veleno e gioielli. Non ho portato nulla con me, l'unica cosa che mi serviva davvero era la mano di Amira che stringe il mio dito alla ricerca di protezione.
Osservo quella bambina, osservo mia figlia alla quale ho deciso di dare un destino diverso da quello che avevo annunciato. Un futuro da fuggitiva come sua madre, eppure un futuro d'amore. Gli occhi azzurri come il cielo d'estate mi ricordano quelli innamorati di suo padre che molto probabilmente spera un giorno di poterla rivedere. Mi ricorda suo padre anche quando ride, Owen è con me in ogni momento della mia vita, è con me quando gioco con Amira, è con me, impresso a fuoco nell'infinito sul mio polso, è con me quando vado a dormire la notte sperando in un domani migliore.
Ho visto il mondo, ho seduto alle tavole di contrattazione dell'intero 'Verse, ho aiutato pianeti e stretto alleanze con le persone più potenti mai esistite, quelle che contano davvero, eppure quando ho preso la mia decisione, sono state le persone più umili quelle a cui ho pensato.
Ho pensato a Klaus che mi ha salvata centinaia di volte da morte sicura seguendomi in battaglie non sue a causa del mio spirito di autoconservazione inesistente. Ho pensato a Philip e al suo sorriso. Ho pensato a Rowan che mi manca come se fosse andato via ieri, ci sono volte in cui riesco ancora ad avvertire il suo profumo. Ho pensato ad Andres e alle nostre incomprensioni, a Shawn e alla sua piccola Kim.
Ho quasi creduto di aver sentito la voce di Brendan ridere assieme a Nicole mentre indossavo l'abito per l'ultima festa alla quale avrei partecipato. "Non ti comprerei, ti inviterei a cena" diceva Eddie.
Poco prima di andare via, quando ho chiuso per l'ultima volta la porta del mio gazebo fatto di vetrate ho intravisto Lars mentre suonava il violino, solo un ricordo di un tempo passato. Sarebbe felice della mia scelta. 
Sharon mi ha stretta a se non appena l'ha saputo, la mia dolce, violenta, adorata Sharon che forse, accanto a Jordan è sempre stata la mia famiglia e sempre lo sarà.
Ho chiesto poi ad Abe di non rigettare la nostra amicizia per una scelta e come al solito la sua risposta mi ha sorpresa "La tua è una scelta terribile, sotto certi punti di vista, ma ognuno è padrone del proprio destino, come io ho afferrato il mio, tu cercherai di afferrare il tuo. Per te sarà più difficile, ma non posso che augurarti di farcela. L'amicizia va oltre alcune scelte personali. In particolare credo che la nostra amicizia ed il suo perdurare vada ben oltre questa tua scelta. Se hai bisogno di me, sai dove trovarmi."
Adesso, mentre attendo alla porta di questa capanna immersa nella campagna di Greenfield, stringo Amira e il mio ultimo pensiero corre a John, John che voleva diventassi Muqin. A quel pensiero sorrido, vorrei dirgli tante cose, vorrei dirgli che io sono solo una ragazza e come tale voglio vivere. Vorrei dirgli che alla fine ho ottenuto ciò che volevo e che nonostante le difficoltà sarò felice, e che probabilmente nell'anima Muqin lo sono stata e lo sarò sempre. Adessom però, mi aspetta una nuova vita, un nuovo mondo e nuove avventure, diverse forse, peggiori o migliori, ma quello che è certo è che non sarò più schiava di un'istituzione che ho sempre odiato ma che per la quale ho combattuto come se fosse tutta la mia vita.
La porta si apre ed io ho un tuffo al cuore, è adesso che vorrei fuggire, scappare, andare via, è adesso che ho paura, la prima vera paura della mia vita. Quando vedo quegli occhi grigi e il sorriso sorpreso da ragazzino, ogni paura sfugge via dalle mie dita come sabbia. 
Yahn è li che mi guarda, bello come è sempre stato, Yahn è li con i suoi ricordi e le sue cicatrici. Yahn è li che mi stringe tra le braccia e adesso finalmente so dov'è il mio posto e qualunque cosa succederà ne sarà valsa la pena anche solo per questo piccolo istante.

Adesso sono felice.

venerdì 15 agosto 2014

Look at me

Guardami, guarda solo me!

Pasha mi osserva come se fossi un cavallo da corsa sul quale scommettere, una coscia di pollo da spolpare davanti ad un affamato. Immagino abbia guardato le sue schiave esattamente come guarda adesso me. Ognuna delle sue ragazze ha una storia da raccontare, parole che riassumono vite basate su cattiveria, abusi, rabbia, odio, lussuria, vite differenti eppure terminate nello stesso modo.
Gli occhi porcini di quel Buddha dorato indugiano su ogni centimetro della mia pelle senza pudore, senze pietà.

è davvero pura?

Si, e deve rimanere tale.

Quasi vedo la sua mente fare calcoli matematici e riesco a immaginare ogni suo pensiero: una donna simile, vergine, gli frutterebbe una montagna di soldi, un diamante grezzo da modellare come meglio crede, una rosa a cui levare le spine per poi lasciarla appassire con ogni tipo di tortura immaginabile. Se solo riuscisse a domarla...

Daphne guarda me... ci siamo solo noi due qui...

La voce di Yahn mi risuona nella testa mentre Andres parla, mentre contratta sul mio corpo e la mia mente come se non mi appartenessero davvero.  Ma Indaco è una schiava e le schiave non hanno proprietà, le schiave non hanno diritti nemmeno su loro stesse.
Le parole che pronuncia scivolano via sulla mia pelle, piccole lacrime formate da lettere che non riconosco,  quasi non le sentissi; guardo Pasha e mi sorprendo nel rendermi conto che non è lui che sto osservando, non è nel suo palazzo che mi trovo, non qui, nel suo harem proibito dove tutto è lecito e quasi come sono comparsi davanti a me, gli ori e gli arazzi svaniscono e tutto diviene grottescamente ridicolo.

Battetela se dovete ma vorrei che non venisse corrotta moralmente. O fisicamente.

Ogni parola pronunciata da Andres macchiata dalla sua cadenza di Agatha trapassa il mio corpo da parte a parte, avvolta da aghi invisibili che fanno male da levare il respiro. Riescono a strapparmi dalla mente la richiesta disperata di Yahn "Guardami". Ho paura di incrociare i suoi occhi, ho paura che mi stia dicendo addio rinchiudendomi in un harem.
Andres, Andres che conta le pillole, Andres che suona distrattamente una chitarra scordata, Andres che mi chiede di ballare, Andres che mi considera volgare, Andres che mi sta vendendo...Andres che non mi venderà, non lo farà seppure la mia mente continui a dirmi di non fidarmi, di scappare, di non cedere e non credere ancora una volta a chi fa promesse.

Una donna barbuta mi porta via allontanandomi da lui, attraverso sale d'oro e volti di mostri strappati a un' esistenza sicuramente meno miserabile di questa. La matrona mi rende più desiderabile di quanto non sia mai stata e poi, dopo avermi avvolta in un sudario fatto di profumo e desiderio, cominciano gli ordini...
Pasha mi guarda danzare poi mi fa stendere su di un tavolo, il suo cibo viene messo su di me così che lui e i suoi ospiti possano mangiare toccando ogni centimetro del mio corpo. Ma non sono nata per essere comandata, non sono nata per essere una schiava e subire, devo costringermi a ricordarlo ad ogni errore, ad ogni vergata di bambù, ad ogni bagno gelido o bollente che sia. Io qui sono solo carne.
Al termine della notte quando finalmente riesco a stendermi per raccogliere i cocci della mia anima umiliata ho la certezza che Pasha morirà come morirà Loffat: Adesso, domani, tra un mese, un anno o due... non importa quando ma morirà.

Daphne guardami... finirà presto... fidati di me.

La promessa di Yahn viene sigillata con un bacio dolce ma macchiato da un retrogusto amaro. Abbiamo vinto ma a che prezzo?
Faccio come mi viene chiesto, lo guardo, guardo solo lui per una notte intera, il suo corpo fa da scudo al mio, il suo volto mi nasconde mentre gli occhi porcini di Pasha si tramutano in quelli di Loffat, le sete e l'oro di Duankou diventano arazzi sbiaditi e pieni di polvere di una villa su Bullfinch, l'unica ancora sfacciatamente ricca al centro di un pianeta distrutto dalla guerra.
Abbiamo salvato un pianeta ma abbiamo perso noi stessi... sto salvando delle schiave e continuo ad allontanarmi sempre di più dal mio stesso riflesso.

Perchè l'hai fatto Yahn?

Perché se c'è una crisi tu non ti blocchi, tu vai avanti, e fai andare avanti anche tutti noi. Perché hai visto di peggio, al peggio sei sopravvissuta e sai che anche noi sopravviveremo. Dici di essere cupa e torbida ma non è un difetto, è una forza. Una forza che fa di te quello che sei. Sopravviverai anche adesso e vincerai.

Sopravviverò ma a che prezzo?
Quale sarà la mia pena? Rivedo la delusione di Jordan e la sua rabbia mentre la sua anima veniva venduta su di un pezzo di carta come se non valesse nulla. Il dolore è il suo destino, il peso schiacciante di non essere abbastanza quando per qualcuno lei è molto di più ma è troppo occupata a pensare a chi impone ordini per dare importanza a chi non ne da. 
Rivedo Sharon e la sua furia, i suoi calci contro il divanetto e la sua richiesta di un perdono che io non so dare, vorrei, ma non so nemmeno da dove si comincia a dimenticare. Droga, assenzio, potere, amore... un cocktail mortale se messo nelle mani della persona sbagliata.
Lars, che cerca la fiducia di chi lo porterà solo alla distruzione, Yahn che ha stravolto se stesso pur di non uccidere qualcun altro, Andres e le sue lacrime, lacrime di chi ha amato e ha perduto ma che continua a sperare ed Eddie che non vede ciò che dovrebbe e che accetta passivamente un dolore non suo.
Jordan, Sharon, Lars, Yahn, Andres, Eddie... ognuno di loro ha vinto la propria battaglia con il destino ma ha perso se stesso.
Quante volte ci si può spezzare prima di non riuscire più a rimettere insieme i cocci?





giovedì 17 luglio 2014

Bang Bang

Come si è sentito tuo padre quando gli hai puntato una pistola contro?

Non lo so Will.

Non lo sapevo... adesso credo di poterti dare una risposta. Era sorpreso, arrabbiato, spaventato, sconvolto, probabilmente avrà detto addio ai suoi demoni, avrà perdonato il male che gli ho fatto, avrà sperato di trovare il paradiso dove mia madre lo attendeva...ma non credo ci sia un paradiso per quelli come noi, sai Will? Noi siamo cattivi, fondamentalmente cattivi... quello che meritiamo non è quello che abbiamo perchè noi abbiamo sempre di più, molto di più: mio padre aveva soldi, tu hai la tua ciurma, io ho la fama.
Le persone buone cosa hanno? Ci ho pensato a lungo Will... le persone buone hanno la felicità.

Nemmeno Yahn ha mantenuto la sua promessa. Anche lui è andato via.
La sua espressione era sorpresa, spaventata quando la rivoltella si è poggiata contro il suo petto, non si aspettava una reazione simile alla sua tristezza, non si aspettava che puntassi quella pistola proprio dritta al suo cuore senza un minimo di pietà, non si aspettava che quella pronta a farla finita fossi io.

Ho una soluzione al tuo dolore, o meglio...ne ho tre, e sono le stesse possibilità che ho io.

Che soluzioni?

Puoi correre da lei e supplicarla di perdonarti, puoi tornare il bastardo che ho conosciuto o puoi farla finita.

Qualche attimo di titubanza, per un momento ho la certezza di essere sul punto di sparare, ho la certezza di fermare il cuore di Yahn senza dargli il tempo di dire una parola, ma poi mi sorprende.

Scelgo la seconda.

Dolcemente, come con una carezza, scosta la canna fredda che preme contro di lui per girare la mia mano, adesso è contro la mia pelle che si poggia, contro il mio cuore. Yahn tiene la mia mano ferma, le mie dita contro la rivoltella che minaccia di uccidermi per il mio stesso desiderio.

Stessa domanda Daphne. Cosa farai tu?

Ed è stato qui che ho pensato a papà, Will, a ciò che ha provato quando sua figlia era sul punto di porre fine alla sua vita, quella stessa figlia che adesso è indecisa tra vivere o morire. Yahn sembrerebbe serio, i suoi occhi trasmettono però un attimo di inquietudine, sa che il mio dito indugia troppo su quel grilletto.
Nella mia mente ripenso al conto alla rovescia che feci per mio padre: 3...2...1


My baby shot me down.



domenica 6 luglio 2014

Lethargy

Stai tranquilla Didi... con queste pillole passerà tutto e riuscirai a riposare un po... prendine una e stenditi, hai bisogno di dormire.

Quando Eddie mi ha trovata sul pavimento del suo covo credevo di essere sul punto di morire, vedevo solo il sangue che macchiava qualsiasi cosa ma non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Eddie invece l'aveva già compreso. è strano come a volte si pensi di non riuscire a sopravvivere a qualcosa di troppo grande per potervisi opporre, l'ho pensato anche io, eppure sono viva, Leyla no.
Ho passato giorni rinchiusa in uno stato di totale apatia, nell'ovattato dormiveglia dato dai medicinali, c'è stato un momento in cui ho sperato di non svegliarmi, un altro in cui ho creduto di rivedere Rowan, e Yahn, e Lars... e papà, ancora con i suoi occhi porcini sconvolti dal vino e dalla paura, quella paura di chi sa di essere sul punto di morire per mano della propria bambina.

Te lo sei meritato Daphne, sei una delusione.

Per una volta papà hai ragione.

Quando mi risveglio riesco a mettermi seduta, la testa mi fa malissimo ma il dolore al ventre si è placato, credo che Eddie mi abbia dato qualcosa di forte per farmi stare bene ma il problema è quello che c'è nella mia mente e nel mio cuore. Non ho la forza di stare in piedi, un'altra pillola e di nuovo il buio.
Avverto una mano che stringe la mia e nell'oscurità la voce di Will si fa strada nella mia mente, lo rivedo come quando entrambi avevamo diciotto anni, bellissimo con i suoi capelli scuri e la faccia da schiaffi, quegli occhi per i quali avrei ucciso per potermici perdere un solo istante.

Dai piccolo fiore, vieni con me... perchè vuoi restare qui? Io posso salvarti.

Will mi tende l'altra mano ed io l'afferro, perchè non dovrei farlo? Lui potrebbe portarmi via da qui, dal mio mondo, dal mio inferno.
Ma nel momento in cui lo tocco si dissolve tra le mie dita per lasciare spazio ad un pianto spaventato di un bambino, e proprio in quel momento mi sveglio.
I sonniferi sono spariti e con essi la dose per il dolore si è dimezzata, dei cioccolatini sono poggiati sul comodino ma non li tocco. 
Mi alzo lentamente e scopro che le mie gambe riescono ancora a reggermi, sembra assurdo ma non ne ero certa. Muovo qualche passo debole per uscire da quella camera, mi guardo intorno, non c'è più traccia dello scempio che ho lasciato giorni prima, il mio sguardo incrocia uno specchio, osservo la sagoma dalla pelle diafana e dagli occhi cerchiati che mi osserva dall'altro lato, allungo una mano per toccarla quando una voce mi distrae.

Buongiorno Didi, finalmente ti sei svegliata.

Osservo Eddie con lo sguardo di una belva ferita che ha paura anche solo di essere avvicinata. Lui lo capisce, alza le mani in segno di resa, "non voglio farti male" mi dice il suo corpo e solo quando risalgo con gli occhi sul suo volto me ne rendo conto. Come Will nel mio sogno, anche lui mi porge la mano con attenzione infinita come se potessi mordere, fuggire o sgretolarmi davanti a lui e io l'afferro nemmeno fosse la mia ancora di salvezza.

Didi starai bene, devi essere più forte di quanto non lo sia mai stata.

Me lo promette come se ne fosse certo e mi aggrappo a quelle parole assurdamente rassicuranti.
Non c'è nulla da salvare.
La giornata passa in silenzio, Eddie prova a farmi mangiare qualcosa senza riuscirci davvero, ho ancora lo stomaco a pezzi, giochiamo a scacchi, facciamo due chiacchiere, non riesco a sopportare il suo sguardo, la delusione cocente che devo essere, e quando diventa troppo difficile torno a dormire, sogni popolati da incubi e fantasmi che ormai fanno parte di un passato che non posso cambiare.
Non so quanti giorni siano passati, quanto tempo sia trascorso da quando sono andata in letargo, ma una mattina riesco ad alzarmi dal letto, le medicine sono diminuite notevolmente e Eddie non è poi così pallido come me lo ricordavo, forse le mie condizioni sono migliori rispetto a tempo fa.
Non vi sono più oggetti appuntiti in casa, nessun coltello, nessuna forbice.

Ma tu sei felice Daphne?

Sono davanti allo specchio quando quella domanda fatta da Eddie mesi fa mi viene in mente, la cipria da un colore al mio volto, il rossetto scurisce le mie labbra, la linea attorno agli occhi li rende più profondi e tra le mie mani un nastro con cui chiudo la coda che ho fatto, sono tornata Yiji Kim.

Sono felice?

Ripeto tra me e me cercando una risposta che non arriva, sembrerebbe una vuota domanda che non ha un vero significato.

Sono una Yiji.

domenica 15 giugno 2014

I'll wait

Ti ho sempre amata, ti amerò sempre.
Spero che non maltratterai questo cucciolo, ogni volta che abbraccerai lui, sentirai di abbracciare me, ma d'altronde io non andrò via per sempre, ogni volta che mi cercherai, ci sarò.

Rowan


Finalmente sono riuscita a chiudere occhio, credevo che il sonno non mi avrebbe più cercata per un po e invece...
Avverto il calore di due braccia che mi stringono, il battito di un cuore sotto al mio capo, oltre quel petto muscoloso che mi fa sentire al sicuro come se il mondo al di fuori non esistesse e sto bene, per la prima volta da giorni sto bene.
Il profumo del mio Raggio di Sole è familiare, pacifico, sensuale, protettivo e quando apro di nuovo gli occhi per un momento ho la sensazione che sia li a guardarmi, a stringermi, i suoi occhi mi osservano e sulla mia fronte viene depositato un bacio che sa di amore.
Il sonno è svanito di nuovo, quello che sembrerebbe un sogno è diventato un incubo, qui con me non c'è nessuno... Rowan non c'è.
Yahn nemmeno è più qui, sarà in camera sua a dormire adesso, non voglio svegliarlo.


Vuoi che resti con te stanotte?

No Eddie vai...


Vorrei dire ad Eddie di restare, di restare questa notte, di restare domani, di restare ogni notte, di aiutarmi a combattere questo vuoto ma non lo faccio, non posso. E così Eddie va via lasciandomi da sola. Devo abituarmi a questo nuovo stato di cose, devo abituarmi a non avere più il corpo caldo di Rowan accanto a me la notte, a tornare a casa e non trovare lui ad attendermi con le sue favole, i suoi sogni, le sue speranze sul futuro.
Mi ha sorriso quando è andato via, e mi ha baciata come se non ci fosse nient'altro oltre che noi due al mondo.


Ti amo 


Vuoi sposarmi Daphne?

Si...

Tornerò, te lo prometto.



sabato 24 maggio 2014

Harmony

Ed è soprattutto da te che dipende l'armonia interna qui dentro. Stai offendendo te stessa, Daphne, stai sminuendo la tua forza, il tuo carattere, e tutto quello che sei in grado di fare. Tu ed io ci siamo offerti come guide, io posso essere in grado d'organizzare e di controllare che tutto sia in ordine, ma chi porta armonia sei tu, Daphne.

Le parole di Lars mi rimbombano ancora nella mente quando riapro gli occhi e la luce nella mia camera mi sorprende. Quanto ho dormito? 
Cerco di fare chiarezza nella mia mente, come sono arrivata fin qui? Devono essere stati Lars ed Yahn a portarmi nel mio letto ieri notte, immagino di essere crollata ma non riesco a ricordare in quale momento, di cosa stavamo parlando?
Il mal di testa si fa strada nei miei pensieri mentre mi metto seduta tra le coperte di seta che mi scivolano addosso, ed è proprio in quel momento che noto una figura distesa sul pavimento, sobbalzo ma poi la riconosco.


Yahn?

Yahn è li che dorme profondamente sul tappeto facendolo quasi sembrare la cosa più comoda sulla quale si sia mai steso tanto che se ne sta beato, immerso in chissà quali sogni. Scendo piano dal letto e mi ci avvicino, sono ancora stanca, sfiancata dalla nausea, ma il sonno mi ha dato un po di forza.


Yahn svegliati...

Mormoro al suo orecchio dopo essermi accovacciata accanto a lui, con la mancina gli accarezzo una spalla fino a che un respiro un po più profondo non mi lascia intendere che si, si è svegliato.


Sali sul letto.

La luce che entra dalle vetrate rischiara il volto dell'accompagnatore addormentato che è rimasto a vegliare su di me e sulla mia salute per tutta la notte. Rivedo nei suoi occhi grigi baciati dal sole dell'alba la tristezza e la paura che non sono ancora andati via. Yahn si è risvegliato e con lui tutte le sue paure.
Accarezzo il suo viso e scivolo giù fino a raccogliergli la mano, mi alzo e lui mi segue e quando ritorno sul letto lui mi raggiunge.
Apro le mie braccia e Yahn poggia il capo sul mio petto, ha già chiuso gli occhi per addormentarsi di nuovo ed io resto a contemplarlo come se fosse un bambino in quell'abbraccio talmente candido da non lasciare nemmeno un'ombra di malizia.


Ti proteggerò sempre. Vi proteggerò sempre, promesso.

I baci di Rowan, le parole di Lars, l'abbraccio di Eddie, mi rimbalzano nella mente mentre osservo Yahn che scivola nei sogni, l'unico luogo in cui non posso proteggerlo, ma resto vigile ad attendere... e forse il buio non è poi così impenetrabile.


Ci prenderemo cura di te.

E io di voi.

mercoledì 14 maggio 2014

Condemned

Lei ha dovuto fare ogni guerra per essere così forte oggi,
Lei ha dovuto fare tutte le guerre della vita... e anche l'amore.


Daphne devi smetterla di farti male da sola, vuoi farmi morire di paura?

La voce di mio padre arriva alle mie orecchie ovattata, sono ancora assopita, frastornata dalle botte e dalla violenza che si è riversata su di me. Non è la prima volta e non sarà nemmeno l'ultima.

Non si preoccupi Mr Kim, ci penseremo noi a sua figlia.

Non riesco a capire di chi sia la voce, è tutto tremendamente irreale, cerco di muovermi ma qualcosa mi blocca.
Avverto un rumore di rotelle che stridono contro la pavimentazione asettica della clinica Bedlam e mi rendo conto che stanno spostando il mio lettino, attraversiamo il lungo corridoio dalle porte chiuse, le stanze che nascondono contengono segreti che non possono essere svelati al mondo intero.
Quando finalmente giungiamo in quella che sarà la mia camera per qualche tempo vengo lasciata li per ore, non so per quanto, non ci sono finestre, non ho punti di riferimento: probabilmente un'ora, un giorno, una settimana.. Quando finalmente si degnano di venire da me un'infermiera arcigna mi sveglia con qualche buffetto, mi fa sedere sul lettino e va via, tutto in silenzio, nessuno deve parlare con me, è la regola di mio padre.
Finalmente il Dottor Shane entra in camera con un bicchiere d'acqua e tre pillole in mano, due azzurre e una rossa.

Ci rivediamo bambina, proprio non vuoi smetterla di farti del male, guarda cosa ti sei combinata.

Non sono stata io, e lei lo sa.

E invece si piccola mia, smettila con queste fantasie, sai che ti renderebbero la permanenza qui più difficile.

Io non voglio stare qui.

Ma devi, quelli come te hanno bisogno di aiuto e nessuno crederà alle tue fantasie qui dentro.

Mi porge il bicchiere e le pillole, scuoto il capo, non le voglio, non sono malata, non mi sono fatta del male da sola, "è stato mio padre" vorrei urlare, ma non posso, nessuno mi ascolterebbe e così, come ho fatto tante volte, sono costretta ad inghiottire le lacrime e quelle medicine. Il resto si fa confuso... il resto è buio.

Mi sveglio da un incubo, il cuscino bagnato dalle mie lacrime, il sudore che scivola su di me, le mani che tremano, mi guardo intorno, è la mia camera, mia è di nessun altro.
Poso gli occhi sulla volpe che ha intagliato per me John e poi sulla spilla di Shawn e una fitta di dolore si impadronisce di me, non ci sono più, non ci saranno più.
Sul tavolino al centro della sala ci sono i fiori di Brendan, alla fine Celia li ha riportati in camera e nuovamente torna tutto ad essere confuso, Yahn, Brendan, la rabbia...

è quasi come se non avessi rispetto per la fiducia che gli altri ripongono in te.

Quelle parole rimbombano nella mia mente, martellano la mia testa senza pietà, ma infine la vedo, vedo quella bambolina accanto a me, un regalo di una bambina di Bullfinch e forse.. forse c'è speranza.

*****
Il dottor Shane morì molti anni dopo quando Daphne era già una Yiji. Una dose eccessiva di farmaci stroncò la sua vita proprio poco prima di veder nascere il primo nipote, erano pillole azzurre e rosse. Fu un suicidio, l'autolesionismo e la depressione sono difficili da essere domati.



martedì 1 aprile 2014

Power and Family

"Perchè, dopo quello che è successo, dici di non avere nessun brutto ricordo Yahn?"

"Credo sia perchè tu mi hai protetto. Hai scommesso su di me. Nessuno l'ha mai fatto. E' come sapere di avere qualcuno su cui contare ciecamente e per cui dare tutto allo stesso modo. E' come avere uno scopo."

E sentire Yahn parlare così mi lascia senza parole... non avrei mai creduto di essere in grado di "proteggere"qualcuno al di fuori di me stessa. Del resto lo faccio da anni, mi difendo, con le unghie e con i denti, per cercare di vivere e non solo di sopravvivere, per trovare il mio posto nel mondo e poi...
Poi arriva Yahn con il suo sorriso dolce e mi dice che l'ho difeso. Ho davvero fatto una cosa simile?
Sono diventata uno scopo, il suo scopo, e questo... questo mi fa mancare il fiato.
Per una volta, sento di essere così forte da poter reggere il peso di qualcun altro, sento di essere in grado di lasciare che lui si appoggi a me sapendo che infondo, io posso fare lo stesso con lui.

Solo chi ha necessità di un tocco delicato sa toccare con delicatezza Yahn.




"Sei importante per me Daphne. sei una compagna ed un'amica fidata ed io... sono onorato che una persona della tua levatura abbia allacciato un rapporto del genere con me. so che non ci siamo ancora raccontati tutto, del nostro passato, o di quello che stiamo facendo nel presente, ne tanto meno dei nostri obiettivi futuri ma... so che saremo l'uno per l'altro disponibili ad ascoltarci senza giudicarci, perché entrambi siamo stati per qualcuno quello di cui avevano bisogno senza poter essere mai noi stessi. ma insieme possiamo gettare le nostre maschere."


Poi c'è John, John dallo sguardo triste, dal sorriso di un ragazzo che nasconde un uomo fatto e finito, cresciuto troppo in fretta e abbandonato dalla sorte stessa. 
Will, se tu lo vedessi... sembra che abbia combattuto con il mondo e che la sua battaglia continui tutt'ora. Quando lo osservo mi rivedo in lui e mi sorprendo a pensare che forse non siamo così diversi...mi basta allungare la mano, lui è lì. Quando mi perdo nei suoi occhi ho la certezza che lui riesca a vedere la parte più nascosta della mia anima e per una volta non ne ho paura, è stranamente confortante.

Non basta un giorno freddo per gelare un fiume profondo John, e ricorda che anche quando il cielo è coperto, il sole è lì, dall'altro lato delle nuvole.



È un personaggio strano. Si scopre ciò che lo riguarda pian piano, man mano che si legge. Misterioso, il termine giusto. Ma non misterioso che... lo fa apposta per incuriosire gli altri, eh! Misterioso con discrezione. Deve avere un passato alle spalle che nessuno sa. E di tanto in tanto sbucano fuori con i suoi pensieri stralci di qualcosa. Indizi, che portano ad un resoconto soltanto alla fine. Non so se mi spiego.È come te perché è simpatico e dolce. Ed anche se vuol essere freddo, poi alla fine non ci riesce e si ingarbuglia da solo.

Shawn è come te Will, ogni volta che lo guardo rivedo i tuoi capelli scompigliati dal vento, la tua espressione di chi cerca di prendere la  propria vita e trascinarla in salvo, i tuoi occhi pieni di dolcezza e di fierezza. 
Lui è lì, è lì per non essere lasciato andare, è lì per non lasciarmi cadere. Shawn è come una tartaruga, fragile in apparenza, ma con la scorza più dura di quanto non possa sembrare... 


Non ti arrendere mai amico mio, di solito è l'ultima chiave quella che apre la porta.



Poi c'è Abe con la sua decisione, con il suo voler combattere contro le ingiustizie, Abe che spera in un mondo migliore.
Brendan...Brendan e le sue provocazioni, che sa muovere corde che nemmeno io so di avere, con quella faccia da schiaffi e un cuore profondo.
Lars incredibilmente forte e incredibilmente delicato allo stesso tempo, dall'anima sofferente, straziata da qualcosa di oscuro, pronto a difendersi e a difendere. Lui è stata la prima persona che mi ha ricordato che noi infondo siamo umani ma è meglio che gli altri non lo vedano.
E Rowan, il mio Raggio di Sole.. qualsiasi parola su di lui sminuirebbe la sua essenza, il suo essere linfa vitale per la mia mente e il mio cuore, il suo porgermi la mano per tenermi con i piedi per terra, nonostante le ali che mi ha concesso.

Will, un tempo dicevi che non avevo famiglia e che mai l'avrei avuta... ma credi che non sia famiglia essere un punto fermo? Un riferimento per qualcuno e poter dire lo stesso? 
Mi dicesti che sarei potuta diventare una donna potente se avessi trovato la mia forza da qualche parte... ed io l'ho fatto: Loro sono la mia forza, loro credono in me, mi spingono a continuare.


Da quanto nella mia mente si è affacciata questa certezza gli incubi hanno cominciato a cambiare, non mi sveglio più nel cuore della notte con la sensazione di essere la bambina violata incapace di reagire, adesso quella che ho davanti è una donna, decisa, implacabile...



***
"Il proprietario si avvicinò con irruenza afferrando il polso della nobile Yiji con prepotenza, ignorando le sue proteste ed il pacato richiamo all'educazione. Ma non importava. Mr Grouss non rispettava le donne, indipendentemente da quali vestiti, gioielli o profumi indossassero, erano donne e secondo lui erano nate per esaudire i desideri degli uomini. E fra questi i migliori dovevano prendersi ciò che desideravano, perché se lo erano meritati di diritto. Daphne protestò nuovamente ma senza alzare il tono della voce, irrigidendosi al contrario, per evitare di far sentire richiami d'allarme fuori dalla stanza o danneggiare la propria immagine a causa di pettegoli domestici. Con mano tesa lascia uno schiaccio sul volto paonazzo ed incarne dell'uomo nerboruto. Aveva una faccia porcina, occhi piccoli e scuro e baffi lunghi e fastidiosi, il collo quasi assente, ed evidentemente obeso. Uno di quegli uomini che toglievano il cibo ai propri schiavi per ingrassare senza ritegno. Mr Grouss la fulminò con lo sguardo prima di lanciarla sul materasso con prepotenza.> Sei una puttana, e non hai il diritto di fare o dirmi nulla. Eseguirai i miei ordini come tutti. <Daphne si irrigidì ancora di più e sgranò gli occhi terrorizzata alla vista dell'uomo in avvicinamento che si spinse su di lei, che spinse le proprie labbra sulle sue con lingua invadente. Daphne rimase immobile completamente soggiogata fino a quando non senti il corpo grasso del molestatore sussultare e rivelarsi di fianco sul materasso tossendo ripetutamente. Un sorriso crudele apparve sulle labbra tinte di rosso della Onorevole che scese dal materasso con tutta lentezza sfilando un fazzoletto di carta da un dispenser sul comodino. Sentiva lo sguardo dell'animale contro di lei, che la osservava. e poteva vederlo dal riflesso dello specchio che stava utilizzando per levare la sbavatura del rossetto dalle labbra.> Sai... in molti mi hanno dato della puttana... <Commenta riaccomodandosi sul materasso osservandogli il viso paonazzo e le mani sue fermatesi all'altezza del petto, in cerca d'ossigeno.> Quasi nessuno me l'ha ripetuto. <Spiega ora issandogli sopra l'ampio ventre a cavalcioni. Lo sguardo scintillava sotto le fluenti ciglia ed ogni suo movimento era fluido e morbido.> Quello che manca agli uomini come te è il rispetto. per la vita, per la fortuna di aver ottenuto un patrimonio, per il lusso ma soprattutto per le donne. ed è una cosa che non sopporto. <Raccontò tutto mentre sbottonava la camicia scoprendogli il petto.> Questa sera morirai perché sei stato irrispettoso. Non hai atteso che mi struccassi e mi preparassi per te. e sei finito avvelenato. <Spiegò osservando il panico nei suoi occhi.> Oh... non preoccuparti non morirai per il veleno, è solo paralizzante. <Commenta ridacchiando melodica prima di portare la destra all'acconciatura fra le bacchette sfilando uno stiletto in argento, tanto fine quanto affilato. Lo spessore ricordava quello di un ago ed appena lo posò sul petto dell'uomo all'altezza del petto, subito una gocciolina di sangue fuoriuscì dalla pelle. Dall'uomo provenne solo un rantolio soffocato.> ah... certo ovviamente sentirai dolore, e durerà un poco perché ho intenzione di spingere lentamente quest'ago nel tuo cuore."
Da John