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venerdì 8 maggio 2015

Happiness Therapy

Ogni mio passo è un battito del cuore che si perde nella mia mente in uno stato di perenne agitazione ed esaltazione violenta.
Ogni mio passo marca sempre di più il confine tra quello che ero e quello che sono adesso.
Ogni mio passo non può che portarmi avanti ricordandomi che non si può più tornare indietro adesso, che farmi trovare dalla Shouye vorrebbe dire morire. Eppure non mi importa.
Non so cosa ne sarà di me, di questo futuro talmente incerto che sembrerebbe quasi essere inesistente. Sono andata via lasciando dietro di me il sogno di tante ragazze della mia età, lasciando dietro di me sete, profumi, rossetti rossi fatti di veleno e gioielli. Non ho portato nulla con me, l'unica cosa che mi serviva davvero era la mano di Amira che stringe il mio dito alla ricerca di protezione.
Osservo quella bambina, osservo mia figlia alla quale ho deciso di dare un destino diverso da quello che avevo annunciato. Un futuro da fuggitiva come sua madre, eppure un futuro d'amore. Gli occhi azzurri come il cielo d'estate mi ricordano quelli innamorati di suo padre che molto probabilmente spera un giorno di poterla rivedere. Mi ricorda suo padre anche quando ride, Owen è con me in ogni momento della mia vita, è con me quando gioco con Amira, è con me, impresso a fuoco nell'infinito sul mio polso, è con me quando vado a dormire la notte sperando in un domani migliore.
Ho visto il mondo, ho seduto alle tavole di contrattazione dell'intero 'Verse, ho aiutato pianeti e stretto alleanze con le persone più potenti mai esistite, quelle che contano davvero, eppure quando ho preso la mia decisione, sono state le persone più umili quelle a cui ho pensato.
Ho pensato a Klaus che mi ha salvata centinaia di volte da morte sicura seguendomi in battaglie non sue a causa del mio spirito di autoconservazione inesistente. Ho pensato a Philip e al suo sorriso. Ho pensato a Rowan che mi manca come se fosse andato via ieri, ci sono volte in cui riesco ancora ad avvertire il suo profumo. Ho pensato ad Andres e alle nostre incomprensioni, a Shawn e alla sua piccola Kim.
Ho quasi creduto di aver sentito la voce di Brendan ridere assieme a Nicole mentre indossavo l'abito per l'ultima festa alla quale avrei partecipato. "Non ti comprerei, ti inviterei a cena" diceva Eddie.
Poco prima di andare via, quando ho chiuso per l'ultima volta la porta del mio gazebo fatto di vetrate ho intravisto Lars mentre suonava il violino, solo un ricordo di un tempo passato. Sarebbe felice della mia scelta. 
Sharon mi ha stretta a se non appena l'ha saputo, la mia dolce, violenta, adorata Sharon che forse, accanto a Jordan è sempre stata la mia famiglia e sempre lo sarà.
Ho chiesto poi ad Abe di non rigettare la nostra amicizia per una scelta e come al solito la sua risposta mi ha sorpresa "La tua è una scelta terribile, sotto certi punti di vista, ma ognuno è padrone del proprio destino, come io ho afferrato il mio, tu cercherai di afferrare il tuo. Per te sarà più difficile, ma non posso che augurarti di farcela. L'amicizia va oltre alcune scelte personali. In particolare credo che la nostra amicizia ed il suo perdurare vada ben oltre questa tua scelta. Se hai bisogno di me, sai dove trovarmi."
Adesso, mentre attendo alla porta di questa capanna immersa nella campagna di Greenfield, stringo Amira e il mio ultimo pensiero corre a John, John che voleva diventassi Muqin. A quel pensiero sorrido, vorrei dirgli tante cose, vorrei dirgli che io sono solo una ragazza e come tale voglio vivere. Vorrei dirgli che alla fine ho ottenuto ciò che volevo e che nonostante le difficoltà sarò felice, e che probabilmente nell'anima Muqin lo sono stata e lo sarò sempre. Adessom però, mi aspetta una nuova vita, un nuovo mondo e nuove avventure, diverse forse, peggiori o migliori, ma quello che è certo è che non sarò più schiava di un'istituzione che ho sempre odiato ma che per la quale ho combattuto come se fosse tutta la mia vita.
La porta si apre ed io ho un tuffo al cuore, è adesso che vorrei fuggire, scappare, andare via, è adesso che ho paura, la prima vera paura della mia vita. Quando vedo quegli occhi grigi e il sorriso sorpreso da ragazzino, ogni paura sfugge via dalle mie dita come sabbia. 
Yahn è li che mi guarda, bello come è sempre stato, Yahn è li con i suoi ricordi e le sue cicatrici. Yahn è li che mi stringe tra le braccia e adesso finalmente so dov'è il mio posto e qualunque cosa succederà ne sarà valsa la pena anche solo per questo piccolo istante.

Adesso sono felice.

sabato 11 ottobre 2014

Run Away

Sei sicura di volerlo fare? 

Prometti che non glie lo dirai prima che faccia giorno?

Promesso... Abbi cura di te.

Abbraccio Molly sbrigativa, sussurro un 'grazie' tra le labbra, lei mi ascolta ma non parla. Tiro su la zip della felpa fino al collo, alzo il cappuccio, copro i capelli neri, e finalmente osservo Horyzon che si staglia al di la dello spazioporto, la sua fiumana di gente e auto, viste da li così incredibilmente piccole e insignificanti formiche laboriose che riempiono le strade.
Raccolgo il mio borsone, tanti anni di viaggio e non mi ha mai abbandonata. Quando sono partita avevo con me solo la disperazione e l'amore con cui Will proteggeva entrambi, adesso che torno a casa ho un bagaglio in più e tante emozioni in meno. Dovrei provare sensi di colpa, paura, tristezza...eppure è il sollievo quello che sento.
Scendo dalla nave senza voltarmi indietro lasciando il passato ale spalle e Will che dorme tranquillo immaginandomi al suo fianco come sempre. Potrei rimanere con lui, per sempre, ma vado via.


Perchè fuggi?

Rowan mi stringe tra le sue braccia in quel letto che è troppo grande anche per uno come lui. Mi accarezza le spalle mentre io, in silenzio, riposo sul suo petto lasciandomi cullare dal battito del suo cuore. Sappiamo entrambi che presto andrà di nuovo via, nonostante le promesse, nonostante l'anello, nonostante la morte di sua figlia.

Vieni con me, sposiamoci, quella casa sull'albero che sognavamo... non è troppo tardi Sugar, lascia la Shouye, fuggi con me. Saremo una famiglia.. ci saranno altri bambini...


Il cuore mi si blocca, la gola viene stretta in una morsa che mi impedisce di respirare ed io avverto il dolore persistente di una tragedia che non può essere sostituita come un paio di scarpe. Osservo Rowan come se lo vedessi per la prima volta. Ancora sollievo, rassicurante compagno di una vita passata a fuggire.


Credo che dovresti andare, Rowan. Il mio posto è qui.



Perchè fuggi?

Sharon mi guarda in attesa di una risposta. Ti amo, mi dice. Ti amo, vorrebbe che le dicessi. La mia mente analizza varie risposte, nessuna sembrerebbe essere quella giusta, non certo 'anche io mi amerei'. Mi limito ad osservarla, un lungo sguardo, la mia amante attende.



Provo qualcosa di molto forte per te.

Non è la risposta che stava aspettando, non le piace, si maledice. Lo sapeva, aggiunge, mi chiede se l'ho fatto solo per la posizione che ricopre. Rispondo di no. Lei non riesce a calmarsi, ha il cuore a pezzi di chi ha puntato tutto e non ha ricevuto in cambio nulla. 

Lasciami sola.


Mi alzo alla sua richiesta, mi sento quasi sollevata, sollevata dalla verità che ho potuto dirle, sofferente per non riuscire a provare quello che vorrebbe. Magari, un giorno, sarà lei ad insegnarmi cosa vuol dire amare.


Perchè fuggi?

Quando incontro Eddie al parco dopo così poco dal nostro ultimo incontro so, ne ho la certezza schiacciante, di aver fatto un passo più lungo della mia stessa gamba. Mi aspettavo il suo sguardo indagatore, offeso, ferito, quello che avrebbe gelato il fuoco, invece no, non chiede spiegazioni, si limita a scuotere la testa. 

Mi sono svegliato, non c'eri. Direi che il messaggio è stato chiaro.

Non è arrabbiato. Mi conosce più di quanto io stessa voglia. è come se nemmeno i miei pensieri rimangano nascosti in sua presenza. Vorrei dirgli tante cose, che scappare è stata la scelta sbagliata, che l'ho fatto per Jordan -rifilandogli una bugia- nascondendo, invece, quanto io sia stata combattuta prima di andare via, prima di lasciarlo li quando il mio corpo e la mia mente non avrebbero chiesto altro che restare. Quando ho varcato quella soglia uscendo dal mio stesso appartamento ho provato sollievo.


Perchè fuggi?

Non fuggire via da me.


Gustav mi tiene le mani, la sua non è una richiesta, è una supplica. Nicole mi scrive che tornerà, che non ha intenzione di mollarmi nemmeno se fossi io stessa a chiederglielo ed io vorrei difendere entrambi da ciò che sono, non vogliono. L'intervista è ormai andata, un ricordo che non può essere modificato, Pasha è morto, non sono più stata venduta, non rischio più nulla, adesso posso andare. 
Owen mi abbraccia dopo ore passate a parlare e a bere, sento il suo respiro caldo sulla nuca mentre riposa cullato da Morfeo lasciandomi ad un'altra notte insonne. Non lo sa ma ho preparato il mio borsone, il mio compagno di viaggio, contiene il minimo indispensabile ma me lo farò bastare.
Scosto la mano di Owen dai miei fianchi e la poggio delicatamente sul materasso mentre scivolo via per infilare una  maglietta e un pantalone, è quasi ora.
Mi avvio verso la porta recuperando il bagaglio, esco di casa e so che alla fine del vialetto, sulla sua moto nera, Will mi attende. 

Sapevo che saresti tornata da me.


La sua rabbia violenta, il suo odio e quell'amore malsano che riversa su di me si fanno strada nella mia mente. Non ho paura, io provo i suoi stessi sentimenti. Mi offre la mano per aiutarmi a salire, per un momento tentenno, mi manca qualcosa. Ci impiego poco ad accorgermene, il sollievo, quello che ho sempre provato fuggendo non c'è. Non riesco a comprenderne la motivazione, poi mi volto verso casa e capisco. 

Non posso più venire.


Un lampo furioso che tanto conosco brilla nei suoi occhi. Un giorno sconterò le mie pene per averlo abbandonato, per essere fuggita via lasciandolo solo con un pugno di promesse non mantenute ma quel giorno è ancora lontano.

Non resterai li per sempre. Fuggirai di nuovo, piccolo fiore, e spezzerai il cuore ai tuoi amici, lo sappiamo entrambi.

Lo so, ma non adesso. Hanno puntato troppo su di me.


Non cerco di convincerlo del contrario, di dirgli che invece resterò qui, su Horyzon, che non fuggirò di nuovo, vorrebbe dire mentire e con lui non ha mai funzionato.
Rientro con il borsone in casa, ritorno sul letto, Owen non si è mosso.
La sensazione che stavo cercando poco prima compare debole nella mia mente non appena lo osservo: questa volta il sollievo non è la fuga.

venerdì 15 agosto 2014

Look at me

Guardami, guarda solo me!

Pasha mi osserva come se fossi un cavallo da corsa sul quale scommettere, una coscia di pollo da spolpare davanti ad un affamato. Immagino abbia guardato le sue schiave esattamente come guarda adesso me. Ognuna delle sue ragazze ha una storia da raccontare, parole che riassumono vite basate su cattiveria, abusi, rabbia, odio, lussuria, vite differenti eppure terminate nello stesso modo.
Gli occhi porcini di quel Buddha dorato indugiano su ogni centimetro della mia pelle senza pudore, senze pietà.

è davvero pura?

Si, e deve rimanere tale.

Quasi vedo la sua mente fare calcoli matematici e riesco a immaginare ogni suo pensiero: una donna simile, vergine, gli frutterebbe una montagna di soldi, un diamante grezzo da modellare come meglio crede, una rosa a cui levare le spine per poi lasciarla appassire con ogni tipo di tortura immaginabile. Se solo riuscisse a domarla...

Daphne guarda me... ci siamo solo noi due qui...

La voce di Yahn mi risuona nella testa mentre Andres parla, mentre contratta sul mio corpo e la mia mente come se non mi appartenessero davvero.  Ma Indaco è una schiava e le schiave non hanno proprietà, le schiave non hanno diritti nemmeno su loro stesse.
Le parole che pronuncia scivolano via sulla mia pelle, piccole lacrime formate da lettere che non riconosco,  quasi non le sentissi; guardo Pasha e mi sorprendo nel rendermi conto che non è lui che sto osservando, non è nel suo palazzo che mi trovo, non qui, nel suo harem proibito dove tutto è lecito e quasi come sono comparsi davanti a me, gli ori e gli arazzi svaniscono e tutto diviene grottescamente ridicolo.

Battetela se dovete ma vorrei che non venisse corrotta moralmente. O fisicamente.

Ogni parola pronunciata da Andres macchiata dalla sua cadenza di Agatha trapassa il mio corpo da parte a parte, avvolta da aghi invisibili che fanno male da levare il respiro. Riescono a strapparmi dalla mente la richiesta disperata di Yahn "Guardami". Ho paura di incrociare i suoi occhi, ho paura che mi stia dicendo addio rinchiudendomi in un harem.
Andres, Andres che conta le pillole, Andres che suona distrattamente una chitarra scordata, Andres che mi chiede di ballare, Andres che mi considera volgare, Andres che mi sta vendendo...Andres che non mi venderà, non lo farà seppure la mia mente continui a dirmi di non fidarmi, di scappare, di non cedere e non credere ancora una volta a chi fa promesse.

Una donna barbuta mi porta via allontanandomi da lui, attraverso sale d'oro e volti di mostri strappati a un' esistenza sicuramente meno miserabile di questa. La matrona mi rende più desiderabile di quanto non sia mai stata e poi, dopo avermi avvolta in un sudario fatto di profumo e desiderio, cominciano gli ordini...
Pasha mi guarda danzare poi mi fa stendere su di un tavolo, il suo cibo viene messo su di me così che lui e i suoi ospiti possano mangiare toccando ogni centimetro del mio corpo. Ma non sono nata per essere comandata, non sono nata per essere una schiava e subire, devo costringermi a ricordarlo ad ogni errore, ad ogni vergata di bambù, ad ogni bagno gelido o bollente che sia. Io qui sono solo carne.
Al termine della notte quando finalmente riesco a stendermi per raccogliere i cocci della mia anima umiliata ho la certezza che Pasha morirà come morirà Loffat: Adesso, domani, tra un mese, un anno o due... non importa quando ma morirà.

Daphne guardami... finirà presto... fidati di me.

La promessa di Yahn viene sigillata con un bacio dolce ma macchiato da un retrogusto amaro. Abbiamo vinto ma a che prezzo?
Faccio come mi viene chiesto, lo guardo, guardo solo lui per una notte intera, il suo corpo fa da scudo al mio, il suo volto mi nasconde mentre gli occhi porcini di Pasha si tramutano in quelli di Loffat, le sete e l'oro di Duankou diventano arazzi sbiaditi e pieni di polvere di una villa su Bullfinch, l'unica ancora sfacciatamente ricca al centro di un pianeta distrutto dalla guerra.
Abbiamo salvato un pianeta ma abbiamo perso noi stessi... sto salvando delle schiave e continuo ad allontanarmi sempre di più dal mio stesso riflesso.

Perchè l'hai fatto Yahn?

Perché se c'è una crisi tu non ti blocchi, tu vai avanti, e fai andare avanti anche tutti noi. Perché hai visto di peggio, al peggio sei sopravvissuta e sai che anche noi sopravviveremo. Dici di essere cupa e torbida ma non è un difetto, è una forza. Una forza che fa di te quello che sei. Sopravviverai anche adesso e vincerai.

Sopravviverò ma a che prezzo?
Quale sarà la mia pena? Rivedo la delusione di Jordan e la sua rabbia mentre la sua anima veniva venduta su di un pezzo di carta come se non valesse nulla. Il dolore è il suo destino, il peso schiacciante di non essere abbastanza quando per qualcuno lei è molto di più ma è troppo occupata a pensare a chi impone ordini per dare importanza a chi non ne da. 
Rivedo Sharon e la sua furia, i suoi calci contro il divanetto e la sua richiesta di un perdono che io non so dare, vorrei, ma non so nemmeno da dove si comincia a dimenticare. Droga, assenzio, potere, amore... un cocktail mortale se messo nelle mani della persona sbagliata.
Lars, che cerca la fiducia di chi lo porterà solo alla distruzione, Yahn che ha stravolto se stesso pur di non uccidere qualcun altro, Andres e le sue lacrime, lacrime di chi ha amato e ha perduto ma che continua a sperare ed Eddie che non vede ciò che dovrebbe e che accetta passivamente un dolore non suo.
Jordan, Sharon, Lars, Yahn, Andres, Eddie... ognuno di loro ha vinto la propria battaglia con il destino ma ha perso se stesso.
Quante volte ci si può spezzare prima di non riuscire più a rimettere insieme i cocci?





domenica 6 luglio 2014

Lethargy

Stai tranquilla Didi... con queste pillole passerà tutto e riuscirai a riposare un po... prendine una e stenditi, hai bisogno di dormire.

Quando Eddie mi ha trovata sul pavimento del suo covo credevo di essere sul punto di morire, vedevo solo il sangue che macchiava qualsiasi cosa ma non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Eddie invece l'aveva già compreso. è strano come a volte si pensi di non riuscire a sopravvivere a qualcosa di troppo grande per potervisi opporre, l'ho pensato anche io, eppure sono viva, Leyla no.
Ho passato giorni rinchiusa in uno stato di totale apatia, nell'ovattato dormiveglia dato dai medicinali, c'è stato un momento in cui ho sperato di non svegliarmi, un altro in cui ho creduto di rivedere Rowan, e Yahn, e Lars... e papà, ancora con i suoi occhi porcini sconvolti dal vino e dalla paura, quella paura di chi sa di essere sul punto di morire per mano della propria bambina.

Te lo sei meritato Daphne, sei una delusione.

Per una volta papà hai ragione.

Quando mi risveglio riesco a mettermi seduta, la testa mi fa malissimo ma il dolore al ventre si è placato, credo che Eddie mi abbia dato qualcosa di forte per farmi stare bene ma il problema è quello che c'è nella mia mente e nel mio cuore. Non ho la forza di stare in piedi, un'altra pillola e di nuovo il buio.
Avverto una mano che stringe la mia e nell'oscurità la voce di Will si fa strada nella mia mente, lo rivedo come quando entrambi avevamo diciotto anni, bellissimo con i suoi capelli scuri e la faccia da schiaffi, quegli occhi per i quali avrei ucciso per potermici perdere un solo istante.

Dai piccolo fiore, vieni con me... perchè vuoi restare qui? Io posso salvarti.

Will mi tende l'altra mano ed io l'afferro, perchè non dovrei farlo? Lui potrebbe portarmi via da qui, dal mio mondo, dal mio inferno.
Ma nel momento in cui lo tocco si dissolve tra le mie dita per lasciare spazio ad un pianto spaventato di un bambino, e proprio in quel momento mi sveglio.
I sonniferi sono spariti e con essi la dose per il dolore si è dimezzata, dei cioccolatini sono poggiati sul comodino ma non li tocco. 
Mi alzo lentamente e scopro che le mie gambe riescono ancora a reggermi, sembra assurdo ma non ne ero certa. Muovo qualche passo debole per uscire da quella camera, mi guardo intorno, non c'è più traccia dello scempio che ho lasciato giorni prima, il mio sguardo incrocia uno specchio, osservo la sagoma dalla pelle diafana e dagli occhi cerchiati che mi osserva dall'altro lato, allungo una mano per toccarla quando una voce mi distrae.

Buongiorno Didi, finalmente ti sei svegliata.

Osservo Eddie con lo sguardo di una belva ferita che ha paura anche solo di essere avvicinata. Lui lo capisce, alza le mani in segno di resa, "non voglio farti male" mi dice il suo corpo e solo quando risalgo con gli occhi sul suo volto me ne rendo conto. Come Will nel mio sogno, anche lui mi porge la mano con attenzione infinita come se potessi mordere, fuggire o sgretolarmi davanti a lui e io l'afferro nemmeno fosse la mia ancora di salvezza.

Didi starai bene, devi essere più forte di quanto non lo sia mai stata.

Me lo promette come se ne fosse certo e mi aggrappo a quelle parole assurdamente rassicuranti.
Non c'è nulla da salvare.
La giornata passa in silenzio, Eddie prova a farmi mangiare qualcosa senza riuscirci davvero, ho ancora lo stomaco a pezzi, giochiamo a scacchi, facciamo due chiacchiere, non riesco a sopportare il suo sguardo, la delusione cocente che devo essere, e quando diventa troppo difficile torno a dormire, sogni popolati da incubi e fantasmi che ormai fanno parte di un passato che non posso cambiare.
Non so quanti giorni siano passati, quanto tempo sia trascorso da quando sono andata in letargo, ma una mattina riesco ad alzarmi dal letto, le medicine sono diminuite notevolmente e Eddie non è poi così pallido come me lo ricordavo, forse le mie condizioni sono migliori rispetto a tempo fa.
Non vi sono più oggetti appuntiti in casa, nessun coltello, nessuna forbice.

Ma tu sei felice Daphne?

Sono davanti allo specchio quando quella domanda fatta da Eddie mesi fa mi viene in mente, la cipria da un colore al mio volto, il rossetto scurisce le mie labbra, la linea attorno agli occhi li rende più profondi e tra le mie mani un nastro con cui chiudo la coda che ho fatto, sono tornata Yiji Kim.

Sono felice?

Ripeto tra me e me cercando una risposta che non arriva, sembrerebbe una vuota domanda che non ha un vero significato.

Sono una Yiji.

domenica 15 giugno 2014

I'll wait

Ti ho sempre amata, ti amerò sempre.
Spero che non maltratterai questo cucciolo, ogni volta che abbraccerai lui, sentirai di abbracciare me, ma d'altronde io non andrò via per sempre, ogni volta che mi cercherai, ci sarò.

Rowan


Finalmente sono riuscita a chiudere occhio, credevo che il sonno non mi avrebbe più cercata per un po e invece...
Avverto il calore di due braccia che mi stringono, il battito di un cuore sotto al mio capo, oltre quel petto muscoloso che mi fa sentire al sicuro come se il mondo al di fuori non esistesse e sto bene, per la prima volta da giorni sto bene.
Il profumo del mio Raggio di Sole è familiare, pacifico, sensuale, protettivo e quando apro di nuovo gli occhi per un momento ho la sensazione che sia li a guardarmi, a stringermi, i suoi occhi mi osservano e sulla mia fronte viene depositato un bacio che sa di amore.
Il sonno è svanito di nuovo, quello che sembrerebbe un sogno è diventato un incubo, qui con me non c'è nessuno... Rowan non c'è.
Yahn nemmeno è più qui, sarà in camera sua a dormire adesso, non voglio svegliarlo.


Vuoi che resti con te stanotte?

No Eddie vai...


Vorrei dire ad Eddie di restare, di restare questa notte, di restare domani, di restare ogni notte, di aiutarmi a combattere questo vuoto ma non lo faccio, non posso. E così Eddie va via lasciandomi da sola. Devo abituarmi a questo nuovo stato di cose, devo abituarmi a non avere più il corpo caldo di Rowan accanto a me la notte, a tornare a casa e non trovare lui ad attendermi con le sue favole, i suoi sogni, le sue speranze sul futuro.
Mi ha sorriso quando è andato via, e mi ha baciata come se non ci fosse nient'altro oltre che noi due al mondo.


Ti amo 


Vuoi sposarmi Daphne?

Si...

Tornerò, te lo prometto.



sabato 24 maggio 2014

Harmony

Ed è soprattutto da te che dipende l'armonia interna qui dentro. Stai offendendo te stessa, Daphne, stai sminuendo la tua forza, il tuo carattere, e tutto quello che sei in grado di fare. Tu ed io ci siamo offerti come guide, io posso essere in grado d'organizzare e di controllare che tutto sia in ordine, ma chi porta armonia sei tu, Daphne.

Le parole di Lars mi rimbombano ancora nella mente quando riapro gli occhi e la luce nella mia camera mi sorprende. Quanto ho dormito? 
Cerco di fare chiarezza nella mia mente, come sono arrivata fin qui? Devono essere stati Lars ed Yahn a portarmi nel mio letto ieri notte, immagino di essere crollata ma non riesco a ricordare in quale momento, di cosa stavamo parlando?
Il mal di testa si fa strada nei miei pensieri mentre mi metto seduta tra le coperte di seta che mi scivolano addosso, ed è proprio in quel momento che noto una figura distesa sul pavimento, sobbalzo ma poi la riconosco.


Yahn?

Yahn è li che dorme profondamente sul tappeto facendolo quasi sembrare la cosa più comoda sulla quale si sia mai steso tanto che se ne sta beato, immerso in chissà quali sogni. Scendo piano dal letto e mi ci avvicino, sono ancora stanca, sfiancata dalla nausea, ma il sonno mi ha dato un po di forza.


Yahn svegliati...

Mormoro al suo orecchio dopo essermi accovacciata accanto a lui, con la mancina gli accarezzo una spalla fino a che un respiro un po più profondo non mi lascia intendere che si, si è svegliato.


Sali sul letto.

La luce che entra dalle vetrate rischiara il volto dell'accompagnatore addormentato che è rimasto a vegliare su di me e sulla mia salute per tutta la notte. Rivedo nei suoi occhi grigi baciati dal sole dell'alba la tristezza e la paura che non sono ancora andati via. Yahn si è risvegliato e con lui tutte le sue paure.
Accarezzo il suo viso e scivolo giù fino a raccogliergli la mano, mi alzo e lui mi segue e quando ritorno sul letto lui mi raggiunge.
Apro le mie braccia e Yahn poggia il capo sul mio petto, ha già chiuso gli occhi per addormentarsi di nuovo ed io resto a contemplarlo come se fosse un bambino in quell'abbraccio talmente candido da non lasciare nemmeno un'ombra di malizia.


Ti proteggerò sempre. Vi proteggerò sempre, promesso.

I baci di Rowan, le parole di Lars, l'abbraccio di Eddie, mi rimbalzano nella mente mentre osservo Yahn che scivola nei sogni, l'unico luogo in cui non posso proteggerlo, ma resto vigile ad attendere... e forse il buio non è poi così impenetrabile.


Ci prenderemo cura di te.

E io di voi.